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18 dicembre 2007

forse torno

ah però, come è intuitivo questo nuovo cannocchiale. Ho impiegato solo due ore a trovare i comandi e ora mi è passato l'estro creativo. Ecco, il mio primo post dopo un anno e già mi lamento :(
Alla prossima.
Ciaoooo




permalink | inviato da Littletown il 18/12/2007 alle 13:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

4 agosto 2006

ci si rivede a settembre...o giù di lì





permalink | inviato da il 4/8/2006 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (52) | Versione per la stampa

10 luglio 2006




Campioni del Mondo, le città invase da tifosi e simpatizzanti, tricolore ovunque.
E poi tutti quei torsi nudi...
Olimpiadi invernali 2006
Il nano a casa e la Sinistra al governo
150.000 persone al Pride Nazionale
No al referendum costituzionale
Coppa del Mondo
Dimentico qualcosa?




permalink | inviato da il 10/7/2006 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

24 giugno 2006

Per Maria


Alcuni di noi l’hanno conosciuta durante il glbt Film Festival, incuriositi e poi travolti dall’accoglienza e dal calore che concedeva a tutti.  Altri l’hanno incontrata durante il Salone del Libro o alle varie manifestazioni legate al TorinoPride2006. Sabato 17 era sul carro del Pride, armata di macchina fotografica e di entusiasmo, pronta a immortalare la festa e l’orgoglio di esserci e a godersi il risultato del proprio e del nostro impegno. Ai più fortunati poi è capitato di conoscerla meglio, scambiando con lei i propri vissuti e condividendo una serata, una sensazione, un momento del nostro comune cammino.

Maria Antonia non c’è più. Aveva 34 anni, un’età così lontana dalla morte da lasciarci senza la capacità di trovare le parole giuste per esternare il dolore e la rabbia che in questo momento proviamo.

Maria arrivò a Torino qualche anno fa. Un viaggio lungo, dal sud al nord, con un bagaglio di aspettative e di interrogativi che avrebbero trovato conferme e risposte solo con il tempo. Qui ha trovato degli amici, si è avvicinata alla comunità omosessuale e si è inserita in quella fitta trama di affetti, condivisioni, solidarietà che porta con sé il vero concetto di famiglia, che non ci fa mai sentire soli.

Ora Maria attende di poter tornare alla sua terra, di tornare a casa. Ma il costo della morte non è solo in termini emotivi, il dolore della perdita deve subire anche l’oltraggio della monetizzazione. E la richiesta è troppo alta sia per Maria sia per chi a casa l’attende. Per tornare a casa  Maria ha bisogno anche di noi. Occorre trovare il denaro necessario affinché la sua nuova famiglia possa restituirla a quella d’origine accompagnandola idealmente per mano, uno a fianco dell’altro, come in una parata. Sarà la nostra ultima occasione per starle concretamente vicini e un’altra occasione per dirle grazie. Grazie della sua presenza, del suo orgoglio, del suo ricordo.

Arrivederci Maria.




permalink | inviato da il 24/6/2006 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

19 giugno 2006

Baci da Torino

 
Si chiama Torino Pride 2006, non Gay Pride. Ed è stata la scelta più azzeccata che il comitato potesse fare. Perché qui, signore biologiche e non, l’orgoglio dell’omosessuale si unisce a quello del torinese,  dell’italiano, del camminatore instabile sulla via della piena accettazione.

Sabato mattina, trascinandomi in Corso Bolzano per allestire il carro del Pride (quello che ha aperto il corteo, per intenderci) insieme a un entusiasta gruppo di volenterosi volontari, neppure nelle più rosee tendenti al fucsia speranze avrei pensato a ciò che poi è stato.

Fermo al semaforo vedo sfrecciare vespe, vespe, ancora vespe (40esimo anno dell’eurovespa, raduno mondiale). La città è piena di vespe ma di finokki manco l’ombra. Che li abbiano messi sotto ‘ste motorette? Ma va a sapere. Intanto me ne vado al parcheggio dei tir (quelli per il pride, ma che avete capito???): tiro nastri, incollo manifesti, mi arrampico sul rimorchio con la leggiadria di un circense (quello che viene sparato dal cannone, per intenderci…). Il sole esce, poi rincasa, la pioggia getta un velo di grigiotorino e io mi rattristo. Qualcuno dirà che anche dio piange il giorno dei gay? Qualcun altro dirà che la grigia Torino è davvero grigia? A questo penso mentre tiro nastri, incollo manifesti, mi arrampico sul carro con la grazia di un insetto alato (stercorari, scarafaggi, cimici… scegliete voi). Un piccolo dolore al cuore sta già prendendo la strada dello sconforto quando, sollevando una PESANTISSIMA scala, il sottile dolore dell’anima lascia il posto a un dolore porco alla mia schiena. Inginocchiato sulla via del Pride, corroborato dal martirio che si sta compiendo, stimmatizzato nei miei lombi come se la croce me la avessero caricata sulla schiena sì, ma lasciandola cadere dall’ultimo anello della Mole… mi alzo e, invocando Dio (e condendo il suo nome con aggettivi a random). comprendo che non può finire così.

E arrivano le 17, arrivano amici di omosessuali, genitori di omosessuali, fratelli e sorelle di omosessuali, figli di omosessuali e, da non credere, arrivano gli/le omosessuali. E i/le transessuali. E i/le bisessuali. Insomma, l’unico asessuale sono io, e mica per scelta!!!

La sfilata non ve la racconto, non ne sono in grado. Colorata e sfaccettata come un caleidoscopio, ognuno dei presenti ha colto la sfumatura che più gli appartiene, che desidera conservare tra i propri ricordi. Ciò che ci ha accomunato è però la gioia di esserci ritrovati in tanti, tanti, tanti. Tanti. Un fiume di dignità, di orgoglio, di teste alte.

Pride. Orgoglio. E come non essere orgoglioso di questa città? Dei miei concittadini? Di piazza San Carlo, della via Po e di piazza Vittorio Veneto, con la chiesa della Gran Madre sulla sfondo, dedicata a una donna che ha saputo accettare la determinazione di un figlio nella sfida della legge prestabilita.

Ma, giurin giuretta, quante altre città sono belle come Torino? Quante così aristocratiche? Torino è una Signora caduta in disgrazia che batte la lamiera al ritmo dell’Aida.  E’ una perla dimenticata per troppi anni sulla console di una famiglia di industriali, coperta di polvere aveva perso di splendore. Ma una perla è una perla, care mie!!! Basta un soffio e un po’ di cura e guarda lì come risplende.

Finisce la parata, dal palco poche parole, meno male. Il terrore di dover sentire milioni di vocali e consonanti mescolate sapientemente per ottenere sempre lo stesso concetto lascia subito il posto alla bella sensazione che la nostra impresa è riuscita. Ce l’abbiamo fatta. Siamo qui, nel cuore mondano della Prima Capitale, e stiamo parlando di noi, tra noi, per noi. Ci stiamo baciando, abbracciando, accarezzando, cercando, aspettando, incontrando, conoscendo. E c’è la luce del sole.

La Mole si illumina di rosa, la sede del Museo del Cinema rende un colorato omaggio alla città del Glbt Film Festival.

Poi è il momento di Antonella Ruggiero. E io vi odio. Vi odio tutti, indistintamente: gay, lesbiche, etero, trans, passanti, venditori di bottigliette e panini, tecnici del suono, curiosi alle finestre, ministri, assessori, presidenti. Vi odio perché questo è il Giorno Ideale, l’Atmosfera Ideale, il Momento Ideale. Questo è ciò che voi umani chiamate Felicità. E io, over the raimbow, non ho nessuno con cui dividere DAVVERO questo momento; nessuno con cui sognare il giorno in cui le nostre battaglie diventeranno conquiste. E non posso fare altro che unirmi allo straziante interrogativo dell’ex Matia Bazar: “Amore mio, dove sei?”. Già, dove sei? Vabbè che l’amore è cieco, ma possibile che in trentatre anni non mi abbia trovato nemmeno con l’aiuto del bastone???

Questo e altri pensieri affollavano la mia calva testolina mentre una sera di mezza estate profumava di promesse e poesia (e di canne, e di birra, e di ascella aromatica).

Grazie a:

www.larvotto.com (che ho ritrovato con piacere)

http://vertigo.ilcannocchiale.it (che ho finalmente conosciuto dopo mesi di letture)

www.kafkahigh.com (che c’è)

edipo e tod (di cui non conosco i blog)

http://glun.ilcannocchiale.it (che non ho incontrato, ma c’era)

Roberta, Gianluca, Stefania,, Michela, Antonella, Valentina, Andrea, Giancarlo, Chiara, Riccardo, Cristiana, Max, Mimmo e a tutti quelli che hanno condiviso con me questa giornata.

foto arcilesbica: http://www.flickr.com/photos/arcilesbica-ferrara/sets/72157594171774629/




permalink | inviato da il 19/6/2006 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

2 maggio 2006



Io senza l’ippopotamo non ci voglio vivere in questo mondo.

Per la prima volta il “cavallo di fiume” entra nella lista rossa del World Conservation Union. In Congo la sua presenza si è ridotta del 95% (e si quietino i soliti leghisti, il motivo non è da ricercarsi nell’immigrazione clandestina in Italia. Al momento non si registrano avvistamenti di ippopotami al parco Sempione di Milano o nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova).

Povero ippopotamo, paga lo scotto di essere un po’ in carne e di avere i denti belli. E allora tutti lì, a volerlo abbattere per scannarlo e per fregarli l’avorio.

Ma non è mica il solo a rischiare di rendere l’anima a Dio e il corpo agli umani. Ci sono animali che da anni hanno fatto domanda di estinzione:  l’orso bianco, lo squalo, la gazzella del deserto. E hai voglia a mangiare caramelle per salvarli, mica è sufficiente una mentina succhiata per evitare che i ghiacci del Polo Nord si ritirino del 50% nei prossimi 50 anni.

Alcune specie sono già state dichiarate estinte, anche se probabilmente esistono ancora alcuni esemplari (probabilmente gay…) nascosti in qualche anfratto dell’Universo, a chiedersi come mai da qualche anno in giro non si incontra più nessuno. Probabilmente questi moriranno di noia. Tra le specie perdute per sempre c’è l’orice, e mi fa…specie…pensare che non solo non esiste più, ma neppure so come sia fatto perché, non so voi, ma io l’orice non l’ho mai né visto nè sentito (nessuno l’ha mai intervistato? Mai una comparsata in tv? Allora se l’è proprio voluta…). Che triste: vivi da secoli in una catena biologica e alimentare, ben inserito nella tua evoluzione della specie, con il tuo altisonante nome scientifico e il tuo confidenziale nome volgare e poi un giorno sparisci e nessuno manco si accorge che sei esistito. Ah, bella roba va’. E appartieni pure a una famiglia… che neppure si scomoda per far stampare due ricordini.

16119 specie a richio. E stavolta il preservativo non c’entra (quindi non possiamo neppure dare la colpa al papa. Peccato). "La Lista Rossa del 2006 mostra una chiara tendenza: la perdita di biodiversità sul nostro pianeta sta aumentando"; ha spiegato Achim Steiner, Direttore generale della World Conservation Union. Stiamo perdendo biodiversità. Questo mi fa venire in mente l’omologazione, la globalizzazione. Che triste un mondo senza biodiversità. Diventa monocromatico, senza sorprese. Sentiremo un uccello cantare e non potremo chiederci che tipo di uccello possa mai essere, poiché ce ne sarà solo più un tipo. Metteremo sotto la macchina qualche bestiola e sapremo già subito che animale abbiamo appena accoppato, perché gli altri possibili candidati saranno già estinti da anni (e mica solo per colpa della nostra guida…). Insomma, un mondo limitato.

Però c’è anche la possibilità del lieto fine. Almeno questo ci dice la WCU (non so se si possa abbreviare così, ma non ho voglia di riscriverlo per intero, sono un po’ stanco oggi. Poi fuori piove e sono pure da solo qui in ufficio. Vabbè, scusate la digressione). Infatti la sensibilizzazione alla protezione ambientale e le riforme in tal senso POSSONO fare la differenza. Ne è un caso l’aquila dalla coda bianca, da animale a rischio è passato a essere un animale sotto controllo (probabilmente va a defecare al Sert). Mettiamoci un po’ d’impegno, che sarà mai. Basta una spruzzatina di lacca in meno il sabato sera, un rubinetto chiuso tra la strizzatina al dentifricio e la sputacchiata finale, un piccolo ma accorato VAFFANC*** a chi cerca di venderci oggetti in avorio o miracolosi unguenti “raddrizzafagiuolo” o preparati più o meno commestibili a base di carne di squalo/balena/etc. Per non parlare di pellicce, borse, portafogli e accessori vari cuciti “sulla pelle” del patrimonio faunistico mondiale.

Io agli ippopotami voglio bene, noi figli degli anni ’70 siamo cresciuti all’asciutto con il rassicurante sorriso di un ippopotamo azzurro. Ora lui rischia la vita. Non possiamo essere così ingrati. In fondo, è il caso di dirlo, ci ha salvato il culo.

E poi io non ho mai amato le ibridazioni: si è mai vista una vacca coperta di pelo di visone e con gli zoccoli in coccodrillo?  A volte sì.
la notizia è stata letta su www.repubblica.it del 02-05-06




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26 aprile 2006

Succede. Ancora?

              
Succede che una pittrice lesbica espone i propri quadri nell’atrio del cine-teatro Nuovo, dove si svolge il 21° gay film festival.

Succede che al piano superiore del cine-teatro Nuovo c'è una scuola di danza, frequentata anche da bambini e bambine.

Succede che quei bambini e quelle bambine hanno delle mamme. Una di queste inorridisce davanti agli “omo-soggetti” di quei dipinti e li definisce indecenti. E intima alla direzione del suddetto cine-teatro la rimozione dei quadri.

Succede che la direzione asseconda l’omofoba richiesta della mamma e sposta i quadri in una zona più “adatta”, al di là dell’immaginaria linea di confine tra l’ingresso del cine-teatro Nuovo e Sodoma.

Succede a Torino, nel 2006. D.c.

 Da 12 anni Marinella Milutich dipinge tele con temi omosessuali. Non usa pennelli, se non per rifinire dettagli particolari, come gli occhi. Usa le dita. Accarezza e massaggia le proprie opere, i suoi soggetti prendono forma dal contatto della sua pelle direttamente sulla tela. Non ci sono intermediari, non ci sono filtri. Per questo la carica emotiva, erotica, sensuale è esplicita in ogni sfumatura, sui visi e sui corpi dei soggetti, ma anche sulle lenzuola che li avvolgono, sugli oggetti che li sfiorano. Non c’è indecenza su quelle tele, c’è passione. Ci sono l’istinto e l’erotismo che ci imponiamo di soffocare per educazione e decoro.

 Da 12 anni Marinella si firma come Ettore Bentivoglio. Una scelta bohémienne, mi dice mentre siamo seduti sul divano di fianco all’ingresso della sala Valentino Uno (dentro lo schermo rimanda le immagini di un film francese, la gente esce sbuffando e consulta il programma del festival per trovare una pellicola più stimolante). Le guardo le mani, unghie corte e un po’ rovinate dal contatto con i colori a olio. E’ orgogliosa dei propri lavori, è felice e un po’ spiazzata per il clamore che si è creato intorno a questa vicenda, alle sue opere. Poi arriva la sua compagna, un pensiero pruriginoso mi colpisce a tradimento: immagino quelle mani posate su un corpo vero, le carezze che ripercorrono linee e curve già disegnate. Le dita che accolgono stimoli e donano calore, piacere. Le mani di un’artista non sono mani comuni. Immagino i molteplici e variegati codici di lettura raccolti in una carezza, fantastico sul senso di immortalità che può ricevere un corpo toccato da mani strumento d’artista.

E mi rammarico che Ettore Bentivoglio sia solo uno pseudonimo.




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18 aprile 2006

La felicità non ha orari

                       
Cosa mai sarà la felicità: obiettivo comune, desiderio condiviso, fine ultimo dell’esistenza?

Io non l’ho mai raggiunta, spesso però ho avuto la netta sensazione di averla superata. Il dubbio è che la felicità sia al passato, una sensazione che senti addosso solo quando ne sei già uscito.

Se penso a ieri, lì c’era la felicità. La immagino leggera, comoda, aderente.

La tristezza e il tedio sono pesanti cappotti imbottiti, la felicità è una t-shirt. Dipende dalla stagione che ti porti dentro.




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15 aprile 2006

Buona Resurrezione a Tutti




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14 aprile 2006


BERLUSCONI VATTENE
www.kafkahigh.com
BERLUSCONI VATTENE




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